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	<title>il Blog di Roberto Gorini</title>
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		<title>Appello alla magistratura: difendere l&#8217;Italia che lavora</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 19:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Politici, banchieri, multinazionali, in un epoca in cui il cittadino è asservito ai poteri forti, praticamente a tutti, c&#8217;è solo un&#8217;ultima speranza: la magistratura. Difendere chi lavora, siano essi dipendenti o imprenditori, dagli interessi della grande finanza che utilizza il sistema politico per &#8220;comandare&#8221; la società, è un atto giusto e civile, che va nella ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Politici, banchieri, multinazionali, in un epoca in cui il cittadino è asservito ai poteri forti, praticamente a tutti, c&#8217;è solo un&#8217;ultima speranza: la magistratura. Difendere chi lavora, siano essi dipendenti o imprenditori, dagli interessi della grande finanza che utilizza il sistema politico per &#8220;comandare&#8221; la società, è un atto giusto e civile, che va nella direzione del risanamento. Forse l&#8217;unica arma che ancora ci resta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; bene ricordare che il sistema politico della nostra Repubblica si basa sulla suddivisione e l&#8217;indipendenza di tre poteri ben precisi: il potere legislativo affidato al parlamento, il potere esecutivo affidato al governo e il potere giudiziario affidato alla magistratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il parlamento è una rappresentanza di eletti che si occupa di emanare le nuove leggi, o perlomeno dovrebbe, in realtà ormai è solamente un organo che ratifica le leggi emanate dal governo. In pratica le leggi le fa il governo, che dovrebbe solamente &#8220;far andar bene le cose&#8221; determinando la politica economica e sociale. I decreti legislativi, adottati dal governo, sarebbero previsti solo in casi di necessità e urgenza, ma si sa ormai tutto è un&#8217;emergenza. Quindi il parlamento dovrebbe fare le leggi e il governo dovrebbe gestire al meglio la cosa pubblica, ma nella realtà il governo fa le leggi e il parlamento, attraverso i partiti, difende gli interessi di parte in merito alle leggi emanate dal governo. E&#8217; ormai talmente degenerato il sistema politico che lo possiamo considerare espressione di interessi diversi dagli interessi del comune cittadino. Una chiara dimostrazione è il fatto che oggi il governo è più interessato a pagare i contratti derivati al sistema bancario che non la le fatture alla piccola e media impresa che ha lavorato per lo stato.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa distorsione della democrazia dimentichiamo anche che il potere giudiziario, ovvero la magistratura, non è solo il potere che può condannare il cittadino, ma è anche quello che lo può tutelare. Ed è proprio alla magistratura che mi appello, come a una &#8220;ultima spiaggia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I cittadini che lavorano, i piccoli imprenditori e i liberi professionisti non incassano dallo stato, non sono supportati dal sistema bancario, sono additati dal governo come evasori e sono perseguiti da Equitalia. Con i dovuti distinguo, la maggior parte di loro, in realtà, fa parte di quel tessuto sano che sostiene la società e che è l&#8217;unico che può portarci fuori dai guai. E&#8217; bene sempre ricordare che si può produrre ricchezza per un paese solo facendo cose che servono ad altri, attraverso il lavoro. Non ci sono scorciatoie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbia quindi il coraggio la magistratura di obbligare lo stato a pagare le fatture alle imprese, abbia il coraggio di difenderle nelle contestazione con il sistema bancario, abbia il coraggio di fermare alcuni impropri attacchi degli esattori come Equitalia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; per il bene del cittadino e dello Stato stesso, ormai esangue da politiche economiche sbagliate, fatte a favore dei forti e a danno dei più deboli: l&#8217;Italia che lavora.</p>
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		<title>Estratto video della puntata di BuongiornoCielo del 15 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 18:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ospite del programma del mattino di CieloTV, BuongiornoCielo condotto da Paola Saluzzi, si è parlato di Economia di Strada e di Bilancio famigliare in tempo di Crisi. Eccone un estratto &#8230; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ospite del programma del mattino di CieloTV, BuongiornoCielo condotto da Paola Saluzzi, si è parlato di Economia di Strada e di Bilancio famigliare in tempo di Crisi. Eccone un estratto &#8230;</p>
<div class='video_frame'><iframe class='youtube' style='height:380px;width:630px' src='http://www.youtube.com/embed/8nwrtATB7II?autohide=2&amp;controls=1&amp;disablekb=0&amp;fs=1&amp;hd=0&amp;loop=0&amp;rel=0&amp;showinfo=0&amp;showsearch=0&amp;wmode=transparent' width='630' height='380' frameborder='0'></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le storie della piccola e media impresa meritano di essere raccontate</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 13:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo girato un film documentario sulla piccola e media impresa (PMI), su un imprenditore nostro amico: Patrizio Cappella. E&#8217; la storia vera della ACB Trasporti, impresa che nonostante tutto crea lavoro. Il nostro paese è pieno di storie come questa e noi alla Open Source Management, vogliamo cominciare a raccontarle. Questa sarà la prima puntata di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Abbiamo girato un film documentario sulla piccola e media impresa (PMI), su un imprenditore nostro amico: Patrizio Cappella. E&#8217; la storia vera della ACB Trasporti, impresa che nonostante tutto crea lavoro. Il nostro paese è pieno di storie come questa e noi alla Open Source Management, vogliamo cominciare a raccontarle. Questa sarà la prima puntata di una serie. E anche se è un prodotto pensato per la televisione, questo sabato ce lo guardiamo al cinema !</p>
<p>L&#8217;appuntamento è per</p>
<p>sabato 28 aprile 2012<br />
Cinema Auditorium Osio Sotto<br />
Via Sant&#8217;Alessandro, 1 &#8211; Osio Sotto (BG)<br />
due proiezioni: ore 17.00 e 21.00 &#8211; Ingresso Libero</p>
<p>Ci sarò anch&#8217;io</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1020" style="border-style: initial; border-color: initial; float: left; border-width: 0px;" title="529355_394040500628759_172536826112462_1173588_1438759498_n" src="http://www.robertogorini.it/wp/wp-content/uploads/2012/04/529355_394040500628759_172536826112462_1173588_1438759498_n.jpg" alt="" width="674" height="960" /></p>
<div>
&nbsp;</p>
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		<title>Lo stato Italiano in fallimento in cerca di un capro espiatorio: l&#8217; evasore</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 18:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Paghiamo più tasse della maggior parte dei paesi in Europa e abbiamo un sistema politico tra i più corrotti al mondo. E questo lo dice l&#8217;OCSE. Questa situazione è insostenibile, e per risolverla i politici chiedono grandi sacrifici, ma sempre ai soliti. E tutta la colpa la vogliono addossare solo a uno: l&#8217;evasore. No, troppo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Paghiamo più tasse della maggior parte dei paesi in Europa e abbiamo un sistema politico tra i più corrotti al mondo. E questo lo dice l&#8217;OCSE. Questa situazione è insostenibile, e per risolverla i politici chiedono grandi sacrifici, ma sempre ai soliti. E tutta la colpa la vogliono addossare solo a uno: l&#8217;evasore. No, troppo facile !</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo non è un articolo in difesa di chi evade, evadere le tasse è sbagliato come chiederne troppe, e in Italia abbiamo superato il limite accettabile già da un pezzo. Questo è un articolo per ripristinare la realtà dei fatti e del perché ci troviamo in difficoltà come paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfatiamo subito il mito delle tasse, siamo tra quelli che pagano di più in Europa, e mi riferisco a quelle versate, al netto di quelle evase. L&#8217;ultimo dato consolidato dell&#8217;Ocse è riferito al 2009 e ci pone al terzo posto in assoluto in Europa con una pressione al 43,4%. Terzi dopo Danimarca e Svezia, ma con servizi sociali non paragonabili (vedere il link <a href="http://www.oecd.org/ctp/revenuestats">www.oecd.org/ctp/revenuestats</a>). Negli ultimi anni la situazione non è probabilmente migliorata, anzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Paghiamo più di Germania, Francia, Spagna, etc .. Quindi le tasse le paghiamo. Sono mal distribuite, ma le paghiamo eccome. Andrebbero al limite re-distribuite, ma non aumentate. <strong>Lo stato deve fare meglio con i soldi che entrano già adesso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi ci troviamo in questa difficile situazione economica per quattro fondamentali motivi:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) il sistema finanziario globale immette soldi dal nulla impoverendo la società e creando grandi disuguaglianze</strong></p>
<p style="text-align: justify;">e questo è un problema di quasi tutti i paesi, ma l&#8217;Italia ne ha altri tre che la mettono in una posizione molto più debole:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) una corruzione pubblica tra le più alte al mondo (sempre l&#8217;OCSE lo dice)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) una sacca di assistenzialismo e clientelismo che drena enormi liquidità</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) una burocrazie e una inefficienza della cosa pubblica che ha sfiorato livelli assurdi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di questi argomenti ho già parlato ampiamente in altri articoli, non li approfondirò, mi limiterò a sottolineare la condizione italiana rispetto agli altri paesi. Il problema del monopolio privato della moneta riguarda tutti i paesi, ma l&#8217;Italia sta molto peggio (come Grecia e Portogallo) perché le istituzioni politiche sono profondamente corrotte, clientelari e mantengono una struttura altamente inefficiente. In pratica la spesa pubblica, che ha un impatto sul Pil di oltre il 50%, se ne va per pagare illeciti, per mantenere voti di scambio, e i politici non intervengono minimamente sullo stato elefantiaco, inefficiente e fatiscente della nostra struttura pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun governo, né di destra né di sinistra (e tantomeno tecnico) ha mai sensibilmente alleggerito la spesa pubblica. I costi della politica e della burocrazia pubblica sono sempre aumentati, da decenni. A tal proposito per una ricca trattazione a riguardo vi consiglio la lettura del libro &#8221; Dare e Avere &#8211; Dall&#8217;analisi dei conti pubblici ..&#8221; di Claudio Siciliotti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bisogna tagliare la spesa pubblica, che è fatta perlopiù di inefficienza, burocrazia e corruzione.</strong> Chi dice che non è possibile è incompetente, ingenuo o in malafede.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi questa situazione non è più sostenibile, e il sistema politico, intento a ripararsi dal fango, sta cercando il capro espiatorio a cui addossare la colpa, e l&#8217;ha trovato nel tanto vituperato <strong>evasore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Troppo facile nascondere decenni di mal governo, incluso quello attuale, addossando le colpe sull&#8217;evasore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Troppo facile, poco etico, molto demagogico.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Riforma del lavoro: Articolo 18 e aspetti economici</title>
		<link>http://www.robertogorini.it/2012/03/20/riforma-del-lavoro-articolo-18-e-aspetti-economici/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 12:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni assistiamo a uno strano fenomeno: chi lavora ha sempre più da fare, ma sempre più persone non fanno nulla perché perdono il lavoro. Ed è necessario lavorare sempre di più per potersi permettere le stesse cose o anche meno. Qual è l&#8217;origine di questo strano fenomeno ? Il problema è che i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Negli ultimi anni assistiamo a uno strano fenomeno: chi lavora ha sempre più da fare, ma sempre più persone non fanno nulla perché perdono il lavoro. Ed è necessario lavorare sempre di più per potersi permettere le stesse cose o anche meno. Qual è l&#8217;origine di questo strano fenomeno ? Il problema è che i lavoratori sono anche i consumatori e viceversa. Parlare solo di lavoratori come di un insieme a se stante ci porta fuori strada, e tanto meno serve parlare del famigerato Articolo 18. Vediamo perché.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Articolo 18 è un simbolo della lotta politica sindacale, riformarlo significa aver perso, mantenerlo invariato significa aver vinto. La qualità della vita dei lavoratori e i dati sulla disoccupazione sembrano paradossalmente meno importanti. L&#8217;Articolo 18 è più che altro un simbolo, in realtà è una componente che influenza marginalmente il mondo del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;articolo 18 impone il reintegro di un lavoratore che è stato licenziato senza un valido motivo. Circa cento casi all&#8217;anno, nulla. E&#8217; solo un simbolo di lotta politica. Già oggi in caso di crisi aziendale o anche solo per calo di fatturato, è  possibile licenziare. Si chiama licenziamento per &#8220;giustificato motivo oggettivo&#8221;, scusate il linguaggio burocratico, ma questo è il mondo in cui viviamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un punto di vista economico, lontano dalle posizioni ideologiche e demagogiche di destra e sinistra, se vogliamo parlare liberamente e onestamente del mondo del lavoro dobbiamo tenere presenti due fattori oggettivi:</p>
<p style="text-align: justify;">1) il costo del lavoro lo pagano i lavoratori stessi nei prezzi d&#8217;acquisto dei prodotti<br />
2) nella pratica nessuno può essere obbligato ad assumere nessuno</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attività sindacale deve preservare il lavoratore da sfruttamenti e discriminazioni, poiché chi cerca lavoro ha solitamente una scelta inferiore rispetto a chi offre lavoro, quindi si trova in una posizione contrattuale più debole. Il sindacato deve vigilare perché il datore di lavoro non approfitti di questa situazione. Ma una cosa che non può fare il sindacato è quella di obbligare chi fa libera impresa ad assumere (o non licenziare) un lavoratore se questo non è necessario alla produzione di un prodotto o un servizio. Non ha senso pagare qualcuno per non far nulla. Anche perché non è l&#8217;imprenditore che lo paga, alla fine è il consumatore che lo paga, tramite un rincaro dei prezzi. Quindi è nell&#8217;interesse di tutti che i lavoratori siano impiegati in maniera produttiva.</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi per cui obbligare a pagare qualcuno che non serve riduce  gli utili ingiustamente alti di chi fa impresa è una ingenuità. Chi fa impresa lo fa solo fino al punto in cui riesce a guadagnare, altrimenti smette, licenzia o chiude, e nessuno lo può obbligare a continuare. Quindi prima o poi i costi di chi è assunto e non produce li paga sempre il consumatore, non il datore di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavoratori italiani sono tra i più produttivi al mondo, è un merito ma in un certo senso anche un obbligo. Quella della produttività alta è un caratteristica che abbiamo dovuto sviluppare perché in Italia un dipendente che guadagna 1.000€ al mese nette costa 2.500€ circa all&#8217;azienda (dipende dal settore, ma si discosta di poco). Per cui un lavoratore in Italia è obbligato a essere molto più produttivo perché costa molto di più.<br />
Ciò che prende lo stato in termini di tasse e contribuzione è troppo, insostenibile e mette in difficoltà chi cerca lavoro, perché è evidente che un dipendente verrà assunto solo se sarà in grado di apportare una produttività pari ad almeno 2.500€ in azienda e non solo di 1.000€. Ecco perché chi lavora ha uno stress alto, e molti altri (troppi) non lavorano. Chi lavora costa molto e deve produrre molto, peccato che la maggior parte del suo costo finisca in tasca allo stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c&#8217;è di più, purtroppo. Oltre a pagare questo costo del lavoro così alto in termini di prezzi quando andiamo a fare la spesa, dobbiamo anche pagare, con le tasse, chi rimane fuori dall&#8217;azienda ed è in cassa integrazione, mobilità o in disoccupazione. Più alziamo il costo del lavoro e più gente verrà tagliata fuori e quindi più gente dovremo pagare con le nostre tasse. Se i lavoratori non sono produttivi paghiamo prezzi dei prodotti troppo alti, e se non lavorano perché costano troppo dobbiamo mantenerli tramite le tasse. E&#8217; un cane che si morde la coda. Non è importante solo far aumentare gli stipendi, ma anche non far aumentare i prezzi e quindi mantenere un potere d&#8217;acquisto costante e anzi possibilmente in crescita. Anche se i sindacati riescono (raramente) a far salire gli stipendi, salgono sempre meno delle tasse e dell&#8217;inflazione dei prezzi. Ecco perché lo stipendio non basta mai, o non basta più.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare quindi ?</p>
<p style="text-align: justify;">Le proposte che arrivano da alcune parti sul fatto che debba essere lo stato ad assumere  i lavoratori che non vengono impiegati nel settore privato, anche se non servono, sono così prive di fondamento che non meriterebbero neanche una trattazione.  Gli stipendi andrebbero pagati comunque prelevandoli dalle tasse, non sarebbe altro che una &#8220;colletta&#8221; permanente per chi si è deciso che tra di noi non deve lavorare. E se qualcuno pensa che allo stato basti stampare denaro per produrre ricchezza, beh &#8230; si vada a leggere qualche mio vecchio articolo, qui non c&#8217;è il tempo di trattare questo argomento. Se fosse così semplice non ci sarebbero mai le rivolte, all&#8217;ultimo minuto i potenti governanti stamperebbero un po&#8217; di soldi per rimanere al potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di passare alle soluzioni è opportuno sostenere anche che moralmente è giusto che la nostra società aiuti chi si trova in difficoltà, prelevando denaro da chi è più capace a chi è meno capace o da chi è fortunato a chi è più sfortunato. Entro certi limiti. Questa è una mia opinione e non un dato economico oggettivo. Inoltre può essere considerato giusto anche chiedere al datore di lavoro uno sforzo ulteriore, nei confronti del lavoratore, nel momento in cui si trovasse nella condizione di dover licenziare.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi le soluzioni sono  almeno tre:</p>
<p style="text-align: justify;">1) abbassare il costo del lavoro, per aumentare l&#8217;occupazione e far diminuire i prezzi dei beni e dei servizi</p>
<p style="text-align: justify;">2) non mantenere a tutti i costi posti di lavoro improduttivi, in quanto prima o poi quei costi li paga sempre il cittadino</p>
<p style="text-align: justify;">3) aiutare  quei lavoratori che si dovessero trovare tra la fine di un lavoro non più produttivo e la ricerca di un nuovo lavoro produttivo</p>
<p style="text-align: justify;">Per il bene di tutti, non c&#8217;è alternativa nel ricercare una occupazione fatta di posti produttivi. La vecchia concezione dell&#8217;economia punta solo alla piena occupazione anche a costo di &#8220;far scavare delle buche a qualcuno e farle ricoprire ad altri&#8221;. Una visione limitata ed ingenua che fa però comodo a chi fa politica con demagogia, ma che porta al mantenimento di posti di lavoro inutili che poi qualcuno dovrà pagare. Sempre lui &#8230; il cittadino.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Tornare al baratto in tempo di crisi (il baratto multilaterale)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 09:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barattare i propri prodotti e servizi in cambio di altri beni sarebbe bello, ma come fare ? Già gli antichi avevano incontrato molte difficoltà e per risolverle avevano creato appunto il denaro, ma oggi con l&#8217;aiuto di Internet si può, ecco come. Mancano i soldi, le banche restringono i fidi, i clienti fanno fatica a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Barattare i propri prodotti e servizi in cambio di altri beni sarebbe bello, ma come fare ? Già gli antichi avevano incontrato molte difficoltà e per risolverle avevano creato appunto il denaro, ma oggi con l&#8217;aiuto di Internet si può, ecco come.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mancano i soldi, le banche restringono i fidi, i clienti fanno fatica a pagare, che fare ? Sarebbe bello tornare al baratto, ma è un po&#8217; complicato: se io produco sedie e voglio comprare pesce devo trovare un pescatore che abbia bisogno di una sedia. Magari avrò fortuna una volta, ma quante sedie posso scambiare per mangiare pesce almeno una volta alla settimana ? E&#8217; difficile. Non a caso il baratto è stato superato dall&#8217;utilizzo di altri strumenti e poi dal denaro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma oggi con l&#8217;aiuto di internet si può, ed ecco la novità, si chiama BARATTO MULTILATERALE !</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; sufficiente che all&#8217;interno di un circuito di persone e aziende trovi ciò che mi interessa e che ci siano dei potenziali compratori per i miei beni o servizi, poi sarà il circuito stesso che si occuperà di compensare ciò che devo dare e ciò che devo avere, senza esborso di denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Assieme ad alcuni amici abbiamo creato questo tipo di circuito, si chiama We Exchange, ci sono già centinaia di aziende e 50.000 prodotti pronti per essere scambiati ! I prezzi sono gli stessi che trovereste nei negozi espressi in euro, ma qui non c&#8217;è bisogno del denaro per averli, basta scambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per entrare nel circuito, per ora, è necessario avere una Partita Iva (ma solo per ora, restate sintonizzati). Si paga una quota associativa annuale e una piccola commissione per ogni transazione, per mantenere il network. E in questo senso questo articolo è un po&#8217; divulgazione e un po&#8217; autoproduzione in quanto sono uno dei soci della struttura. Ma penso sia interessante per tutti poter barattare i propri prodotti e servizi con altre migliaia di persone vendendo a uno e comprando da un altro e non per forza nello stesso medesimo istante ! Questo è permesso da un software che memorizza i crediti e debiti di ogni partecipante al network. Ed ecco risolti i limiti del baratto.</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo un esempio: io vendo sedie che costano sul mercato 20€, le metto a disposizione nel network per un controvalore in crediti di 20, nel frattempo mi compro un controvalore di 40 crediti di cancelleria, ma non pago 40€, sono in debito di 40 crediti . Quando avrò venduto al network 2 sedie andrò &#8220;a pari&#8221;, avvero i miei 40 crediti e i miei 40 debiti si saranno compensati. Ma non devo né attendere di vendere le sedie, né venderle per forza a chi mi da la cancelleria. Ed ecco fatto. Ovviamente il network assegna ad ognuno un importo massimo spendibile in attesa di vendere le proprie merci. I crediti nel circuito si chiamano W€.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni altri vantaggi per chi accede al network.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dimentica gli insoluti</strong>: se vendi qualcosa vai subito a credito, al momento dell&#8217;ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alleggerisci il tuo magazzino senza svendere</strong>: anche se in questo momento non devi acquistare nulla, poi smobilizzare il tuo magazzino e successivamente utilizzare i crediti per comprare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aumenta la visibilità dei tuoi prodotti</strong>: entrando nel circuito hai da subito centinaia di potenziali nuovi clienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi per ulteriori informazioni non mi resta che rimandarvi al sito: <strong><a title="We Exchange" href="http://www.weexchange.it" target="_blank">www.weexchange.it</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Raramente pubblicizzo le mie attività all&#8217;interno dei miei articoli, ma in tempi di crisi passare al baratto può essere veramente un vantaggio !</p>
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		<title>Movimenti di protesta: quattro cose su cui convergere</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I movimenti di protesta sono sempre più frequenti, hanno giuste motivazioni ma sono disordinati e disgregati sulle finalità della propria lotta. Se si vuole incidere veramente sulla vita del paese bisogna aggregarsi e concentrarsi sulla soluzione del problema più grave: lo scenario economico. Come ? Ecco quattro proposte. Stanno nascendo movimenti di protesta in ogni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>I movimenti di protesta sono sempre più frequenti, hanno giuste motivazioni ma sono disordinati e disgregati sulle finalità della propria lotta. Se si vuole incidere veramente sulla vita del paese bisogna aggregarsi e concentrarsi sulla soluzione del problema più grave: lo scenario economico. Come ? Ecco quattro proposte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stanno nascendo movimenti di protesta in ogni luogo d&#8217;Italia e di diversa estrazione sociale. Dopo il precursore Movimento Cinque Stelle, oggi in Italia ci sono gli Indignados e i Tea Party, movimenti dalle origine lontate, ma ci sono anche i più aggressivi Movimento dei Forconi e Forza d&#8217;Urto, oltre ad altri meno noti e organizzati. Tutti partono da un disagio di fondo: la situazione economica attuale. C&#8217;è qualche diversità sulle soluzioni, e molti di essi si limitano a protestare per le tasse o il lavoro che non c&#8217;è. Spesso si finisce per concentrarsi sugli effetti, piuttosto che combattere le vere cause, e quindi si finisce per concentrarsi giustamente su tasse e lavoro, ma ci si dimentica di combattere il monopolio privato della gestione del denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi governa oggi, e non solo in Italia, tenta semplicemente di perpetuare questo sistema. Lo stesso che ci ha portato in crisi. Che ci sia buona fede o no, neigli attuali governatori, le loro idee economiche sono fallimentari e i risultati lo dimostrano.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è quindi tempo da perdere, è necessario un ricambio politico, ma poi che fare ? Ecco quattro cose prioritarie su cui i movimenti di protesta dovrebbero convergere:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1)</strong> ripristino della <strong>SOVRANITA&#8217; MONETARIA</strong>, l&#8217;unico modo per tornare a fare politica davvero, per non essere più amministrati dalla grande finanza, per riacquisire la sovranità nazionale, la Banca d&#8217;Italia deve tornare ad essere del popolo italiano e deve garantire una moneta onesta;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2)</strong> predisporre una <strong>RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO</strong> ordinata, prima che la si debba comunque affrontare con un default, il debito pubblico italiano non è rimborsabile, l&#8217;Italia non ha un problema di liquidità (per cui andrebbe rifinanziata), ha un problema di solvibilità (non sarà in grado di ripagare), se si insiste nello spremere il popolo il paese andrà in crisi e un paese in crisi non è in grado di rimborsare nulla, un taglio del debito del 50% libererebbe circa 40 mld di interessi all&#8217;anno, tale ristrutturazione andrebbe fatta tutelando i piccoli risparmiatori così come avviene per i c/c fino a 100.000€;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3)</strong> <strong>TAGLIARE gli SPRECHI e i COSTI della POLITICA</strong>, la corruzione, il clientelismo e l&#8217;inefficianza della gestione pubblica hanno raggiunto livelli insostenibili, il sistema della casta e dei privilegi va azzerato, dal numero dei parlamentari, alle province, e non sarebbe solo uno sgravio di costi, ma una necessaria riduzione della burocrazia, un grande male per l&#8217;Italia;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4)</strong> <strong>TAGLIARE LE TASSE SUL LAVORO</strong>, una tassazione del 44% sui dipendenti e del 66% sulle imprese non è sostenibile, se deve avere un senso lavorare in Italia non possiamo essere il paese in Europa che paga più tasse, secondo solo a Svezia e Danimarca, ma con servizi pubblici neanche lontanamente paragonabili. L&#8217;Italia paga il 43,5% del Pil in tasse, la Germania il 37%, la Spagna il 30,7% e gli Stati Uniti solo il 24% (anno 2009, fonte OCSE), così si uccide l&#8217;economia di un paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile oggi dividersi su decine di altre questioni, seppur importanti, ed è inutile dividersi tra destra e sinistra, posizioni anacronistiche sempre più impotenti nell&#8217;affrontare i problemi economici attuali. Queste &#8220;quattro cose&#8221; sono prioritarie per rimette il paese in una strada (questa si) di rigore, equità e crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Se continueremo a dividerci in tutti contro tutti e poveri contro poveri, queste &#8220;quattro cose&#8221; dovremo affrontarle comunque, ma allora sarà troppo tardi e qualcun altro deciderà per noi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La crisi vista da vicino (in Portogallo)</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 19:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di ritorno da un viaggio in Portogallo sono pieno di amarezza per le condizioni in cui vive quel popolo, per la crisi economica che sta passando e per la cieca stupidità di quella classe politica che altro non riesce a fare se non svendere il paese ai soliti &#8220;creditori senza volto&#8221;. E ciò che spiace ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Di ritorno da un viaggio in Portogallo sono pieno di amarezza per le condizioni in cui vive quel popolo, per la crisi economica che sta passando e per la cieca stupidità di quella classe politica che altro non riesce a fare se non svendere il paese ai soliti &#8220;creditori senza volto&#8221;. E ciò che spiace ancor di più è che la stessa ricetta politica la stiamo adottando in Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Portogallo è una nazione in profonda crisi che ha ricevuto finanziamenti per 78 mld di € dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e che di fatto è governato dalla troika (FMI, BCE, UE). I politici di destra e sinistra non hanno idee sul come affrontare la crisi e di fatto accettano le riforme imposte dai creditori. Ma il popolo fatica ad arrivare a fine mese e cresce la tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi è arrivata sicuramente da lontano, anche qui per colpa di uno stato largamente corrotto che ha utilizzato i soldi dei contribuenti per perpetuare se stesso, comprare voti e mantenere uno stato sociale largamente inefficiente. Non senza colpe anche il sistema bancario e la banca centrale nel piazzare i titoli di stato e permettere quindi questi disavanzi di bilancio. Ora bisogna pagare il conto, e ovviamente la ricetta (l&#8217;unica) che si adotta in tutta Europa è sempre la stessa, aumentare le tasse e tagliare i servizi. Di tagli agli sprechi, ai costi della politica e alla burocrazia al massimo se ne parla, ma non si fanno. Come in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco alcuni ingredienti della ricetta: aumento dell&#8217;Iva sulla maggior parte dei beni dal 13% al 23% (!), aumenti di acqua, luce e gas, e contemporaneamente taglio della spesa sanitaria del 15%, taglio della 13a e 14a a pensionati e lavoratori impiegati nel pubblico con uno stipendio superiore a 1.100e, taglio dei salari minimi a 450€.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;FMI e la BCE hanno applaudito a questa manovra.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le persone che ho incontrato c&#8217;era un tassista, che intervistato da un amico ci diceva di essere un ingegnere industriale rimasto senza lavoro qualche mese fa e che in mancanza di altro si era messo a guidare il taxi per una società. 12 ore al giorno tutti i giorni, per 750€ al mese inclusi gli straordinari. Il suo stipendio da ingegnere era di 2.200€, ha due figlie e una moglie senza lavoro. Oltre ad acqua, luce e gas sono aumentati i prodotti alimentari, di oltre il 10% rispetto all&#8217;aumento dell&#8217;Iva. Ci chiedeva disperato cosa potesse fare. Lisbona è una bella città, ma le strade sono piene di barboni. I negozi chiusi sono tanti, troppi e in costante aumento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente se qualcuno perde lavoro non possiamo certo pensare che possa essere lo Stato a mantenerlo, ma lo Stato di certo in questa fase non dovrebbe aumentare i prezzi dei servizi pubblici. Anche questo sarebbe un modo per aiutare i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scrivo da tempo: questa politica oltre che essere ingiusta è inefficace. Si alzano le tasse, e nella maggior parte dei casi ricadono sempre sui soliti noti. Si tagliano i servizi e quindi si impone ai cittadini di spendere di più, per la propria salute e la propria vita. Tutto questo porta inevitabilmente recessione. Il paese va in crisi e il gettito fiscale diminuisce. Meno soldi per pagare i debiti e gli interessi al sistema bancario. Nel breve periodo funziona, nel medio periodo mette in ginocchio il paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Consiglio a tutti di andare in paesi come la Grecia, il Portogallo o anche l&#8217;Argentina e parlare con le persone per capire cosa sta succedendo anche da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Grecia, Irlanda, Portogallo, quanti paesi dobbiamo mettere in crisi per renderci conto dell&#8217;assurdità e dell&#8217;ingiustizia di questa ricetta economica ? Siamo veramente costretti ad aspettare anche Spagna e Italia tra i paesi in recessione ? Quando basterà ?</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;alternativa c&#8217;è,  la mia proposta è scritta nell&#8217;articolo &#8220;Come si salva un paese&#8221;. In estrema sintesi: ristrutturare il debito, riacquisire la sovranità monetaria e tagliare gli sprechi. Prima che sia troppo tardi &#8230; anche per noi.</p>
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		<title>Pagare i debiti degli stati sovrani: tasse o inflazione ?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 06:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di solito ci si indebita perché si pensa di rimborsare successivamente producendo ricchezza. Ma quando si parla di stati sovrani la cosa cambia, perché se non riescono a produrre ricchezza hanno comunque il potere di chiedere più soldi per gli stessi servizi tramite le tasse, oppure hanno la possibilità di stampare denaro. Ma entrambe le ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Di solito ci si indebita perché si pensa di rimborsare successivamente producendo ricchezza. Ma quando si parla di stati sovrani la cosa cambia, perché se non riescono a produrre ricchezza hanno comunque il potere di chiedere più soldi per gli stessi servizi tramite le tasse, oppure hanno la possibilità di stampare denaro. Ma entrambe le attività sono un furto ai danni del cittadino. Vediamo perché&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I vecchi debiti si dovrebbero ripagare con nuova ricchezza accumulata. Almeno il &#8220;buon padre di famiglia&#8221; dovrebbe fare così e non continuare a indebitarsi. Ma per gli stati come l&#8217;Italia, inefficienti e corrotti (lo dice l&#8217;OCSE non io), le cose sono diverse e ci sono solo tre modi per rimborsare i vecchi debiti: emetterne di nuovi, aumentare le tasse o stampare nuova moneta. Emettere nuovo debito comincia ad essere difficile, ormai lo compra solo la BCE sottobanco e qualche patriota ignaro dei rischi, per cui non rimangono che le altre due possibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa stampare denaro è una attività limitata dai trattati che gli stati costituenti si sono dati e dal regolamento della BCE che non lo può stampare direttamente, ma può solo finanziare il sistema bancario in caso di crisi di liquidità. In parte però questo limite è scavalcato dal fatto che gli stati vendono al sistema bancario titoli di debito (Bot, Btp, etc..), i quali vengono dati poi in garanzia alla BCE in cambio di denaro stampato dal nulla. Quindi non è vero che la BCE non stampa moneta, lo fa con discrezione. Ma non basta, gli stati europei in crisi devono tassare. Da qui una prima riflessione, le maggiori tasse non sono richieste in funzione di nuovi servizi, ma per coprire debiti generati precedentemente. La seconda riflessione è il fatto che a certi livelli di pressione fiscale un paese muore. Lentamente, ma muore. E questa è la strada che abbiamo imboccato. Siamo il paese che paga più tasse in Europa dopo Svezia e Danimarca. Che paga veramente, non che &#8220;dovrebbe&#8221; pagare. Precisamente è il 43,5% sul PIL (lo dice sempre l&#8217;OCSE, non io). E questa percentuale aumenterà.</p>
<p style="text-align: justify;">Verrebbe da dire che dovremmo allora stampare denaro, ma anche questo secondo metodo altro non è che una tassa. Si chiama inflazione e la paghiamo tutti, o almeno quasi tutti tranne chi immette nel sistema il nuovo denaro. Funziona così: la banca stampa denaro dal nulla, lo da in mano a qualche &#8220;amico&#8221; e a questo punto la ricchezza totale viene re-distribuita a favore dell&#8217; &#8220;amico&#8221;. Se i soldi in circolo vengono raddoppiati io mi impoverisco della metà. Punto e a capo. I prezzi salgono e io ho in mano sempre gli stessi soldi !</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inflazione è un meccanismo che funziona in maniera semplice, ma è difficile da comprendere. Ecco perché è lo strumento più utilizzato dagli stati e dal sistema finanziario per &#8220;tassare&#8221; i cittadini. Nessuno se ne accorge, ma il potere di acquisto del nostro stipendio mensile si abbassa ! Le persone non capiscono perché se aumentano i soldi &#8220;in giro&#8221; aumentano i prezzi. I prezzi sono determinati dal rapporto tra domanda e offerta di un bene. La domanda è determinata dal grado di appetibilità di un bene ma anche dalla disponibilità di denaro che il compratore ha a disposizione. Se ha più disponibilità di denaro si alza la domanda, se si alza la domanda si alzano i prezzi. Ma se sono &#8220;altri&#8221; ad avere più denaro in mano i prezzi si alzano anche per me, ma io ho sempre la stessa quantità di denaro in mano !</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che comprendiamo come entrambi i metodi siano in realtà sempre &#8220;tassazioni&#8221; a danno dei cittadini, di quei cittadini più deboli.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale soluzione allora ? La ristrutturazione del debito: i creditori riceveranno un po meno soldi, essendosi assunti un rischio nel prestarli a chi non era molto virtuoso. E per il futuro un bel taglio agli sprechi e alla corruzione che tanta ricchezza dei cittadini costantemente bruciano.</p>
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		<title>Professor Monti, le sue idee economiche sono vecchie e non funzionano</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 11:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Gorini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Professor Monti,

mi risulta che lei sia un sostenitore dell'Economia Sociale di Mercato. Lo deduco da alcune sue interviste al Sole 24 Ore dove ha rilanciato tale ideologia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Professor Monti,</p>
<p style="text-align: justify;">mi risulta che lei sia un sostenitore dell&#8217;Economia Sociale di Mercato. Lo deduco da alcune sue interviste al Sole 24 Ore dove ha rilanciato tale ideologia, e dal fatto che era nella commissione Attali del governo francese del presidente Sarkozy. Tale scuola di pensiero, che è il cuore della dottrina sociale della Chiesa,  è detta anche scuola di Friburgo, ovvero della filosofia Ordoliberalista, da &#8220;Ordo&#8221; nome della rivista fondata dal professor Walter Eucken nel 1940. E&#8217; una terza via tra il liberalismo e il collettivismo socialista. Un&#8217;economia incentrata sulla idea di uno Stato forte che si preoccupa di intervenire dove le storture del mercato libero generano monopoli e rendite di posizione. Una economia di mercato che si attiene a condizioni quadro. Una sorta di &#8220;interventismo liberale&#8221;, a metà strada tra il &#8220;laissez-faire&#8221; e l&#8217; &#8220;interventismo conservativo&#8221; (leggo da scritti di Flavio Felice). Una sorta di &#8220;interventismo assestativo&#8221; allo scopo di limitare le perdite e i disagi di un inevitabile ripristino di un equilibrio di mercato. L&#8217;Economia Sociale di Mercato intravede quindi nella forza equilibratrice delle regole lo strumento per garantire che il principio di concorrenza non ceda alle brame dell&#8217;avidità del privato.</p>
<p style="text-align: justify;">Io credo fermamente che lei sia in buona fede. Non credo alle cospirazioni e ai complottismi &#8220;reptiliani&#8221; o &#8220;sionisti&#8221;. Ma credo fermamente che queste idee non funzionino. Penso che questa ideologia non faccia altro che privatizzare i profitti e socializzare le perdite.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla prova dei fatti lei è stato anche uno degli architetti di questa Europa e dell&#8217;Euro, e i risultati sono evidenti. L&#8217;Europa è in effetti sempre più interventista e pone ai paesi condizioni quadro sempre più stringenti. L&#8217;Euro è una  &#8220;fiat money&#8221;, una moneta a corso forzoso che i cittadini europei sono &#8220;costretti&#8221; a utilizzare, e che viene stampata dal nulla da un organo indipendente come quello della Banca Centrale. Tale gestione crea enormi distorsioni sul mercato. Esaspera i cicli economici, crea inflazione e sovvenziona, tramite i titoli di debito sovrano, stati inefficienti e corrotti (veda soprattutto Italia e Grecia). E&#8217; indubbio che l&#8217;aumento della massa monetaria, e dei suoi aggregati, genera periodi di espansione esagerata e di seguenti cicli di forte contrazione economica, che poi sono dal sistema calmierati generando una cattiva allocazione dei capitali socializzando i debiti. Nella fase di espansione monetaria, o espansione del credito (che altro non è che espansione monetaria secondaria tramite gli aggregati), a godere dei maggiori benefici sono i soggetti che hanno più facilità di accesso al credito e che in questa fase privatizzano gli utili. Quando poi l&#8217;espansione creditizia si contrae, per mancanza di solvibilità del creditore, il sistema interventista degli Stati fa sì che i disagi vengano ammorbiditi con gli ammortizzatori sociali o con interventismi a sostegno di economie in difficoltà, socializzando le perdite. Vale a dire, quando l&#8217;economia va bene, banchieri e grandi imprese guadagnano, e quando va male paga il cittadino (perdoni la semplificazione).</p>
<p style="text-align: justify;">Che questa si chiami Economia Sociale di Mercato o no, poco importa, questo è ciò che è oggi il sistema Europa. Un sistema che privatizza gli utili e socializza le perdite. E lei ci vuole portare proprio lì. Vuole cedere &#8220;pezzi di sovranità politica a favore delle istituzioni europee&#8221;, sono parole sue. L&#8217;Europa è nata vecchia, con idee economiche del dopoguerra che alla prova dei fatti funzionano male, creano instabilità e ineguaglianza. Io penso che ci siano dottrine economiche molto più solide alle quali Ludwig von Mises e Friedrich Hayek hanno egregiamente contribuito. In ogni caso non ci sarà niente di perfetto, non esisteranno scuole di pensiero economiche infallibili, ma quello che stiamo vivendo in Italia, in Europa e anche nel resto del mondo occidentale, è palesemente un furto perpetuato ai danni dei cittadini più deboli a favore dei grandi poteri finanziari.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non è così gradirei una risposta, e gradirei una risposta anche a queste domande: &#8220;perché i cittadini non possono scambiarsi beni e servizi utilizzando un mezzo di scambio diverso dall&#8217;Euro ? Perché non possono per esempio utilizzare oro e argento ? Perché questo costituisce un reato ?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">So che la risposta non arriverà. Un po&#8217; perché dubito che legga il mio Blog. E un po&#8217; perché sono domande che mettono a disagio, sono domande a cui non può e non vuole rispondere.</p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Gorini</p>
]]></content:encoded>
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