

La crisi del debito è globale. Le idee degli economisti ufficiali e dei politici-tecnici che ci stanno governando ci hanno portato fino a qui: alla bancarotta. Servono idee nuove, coraggiose e fuori dagli schemi. E più sono osteggiate e additate come catastrofiche, più saranno efficaci perché andranno contro il potere costituito. Eccole …
In una crisi del debito che colpisce tutti i maggiori paesi industrializzati, l’unica soluzione che esce dalle teste pensanti degli economisti cosiddetti “mainstream” (quelli della dottrina economica ufficialmente accettata dal sistema) è quella di tagliare la spesa pubblica e aumentare le tasse. La cosiddetta politica del rigore e dell’austerità. Quella promulgata oggi dalla Troika (BCE, FMI e UE). Fatemi un esempio per cortesia di uno stato dove questo ha funzionato (o sta funzionando): Argentina, Equador, Irlanda, Grecia, .. ? Nessuno. Anche perché ad essere tagliati sono sempre o soprattutto gli stipendi e i servizi ai cittadini, mai gli sprechi dell’inefficienza pubblica o della corruzione.
Questi economisti, sempre pronti a tacciare chi è fuori dal coro di “ignoranza economica”, ci hanno portato dove siamo ora: alla bancarotta. E non sto parlando solo dell’Italia, ma di tutti i paesi occidentali. E’ veramente singolare pensare di perpetuare le stesse azioni e sperare di ottenere risultati diversi. Emettere nuovo debito a fronte del rimborso del vecchio non è risolvere il problema, ma ingigantirlo e posticiparlo. Permettere di creare moneta alle banche cosiddette commerciali, tramite il prestito e la riserva frazionaria, è moltiplicare il debito. E quando la moneta diventa debito tesaurizzato, la sua espansione ha un limite fisico: la solvibilità del debitore. Cioè se si vuole puntare alla crescita del PIL (ammesso che questo abbia un senso, e non ne ha) e si vuole emettere nuova moneta a corso forzoso solo a fronte di un nuovo debito, questa crescita si ferma quando il debitore non riesce più a rimborsare. E questa è la situazione attuale. Cerco di spiegarmi in maniera più semplice: non si può crescere all’infinito indebitandosi all’infinito, così si finisce col vivere al di sopra delle proprie possibilità fino a non essere più in grado di restituire il prestito. Per sostenere questa perverso sistema monetario, stiamo cercando sempre nuovi debitori, ma ormai sono finiti e i vecchi non rimborsano più. Il gioco sta finendo: game over.
Stampare denaro dal nulla ha come principale effetto dannoso quello dell’inflazione. Anche se l’aumento della massa monetaria di per se non fa automaticamente aumentare i prezzi, perché dipende anche dai suo aggregati monetari. Ovvero dalla sua velocità di scambio e dal moltiplicatore che il sistema finanziario è in grado di imprimere alla moneta stessa. Infatti la banca centrale può anche stampare denaro, ma se le banche commerciali non prestano e i risparmiatori tengono moneta sotto il materasso, di soldi in giro ce ne sono meno. Purtroppo però dagli anni ’70 in poi, l’inflazione ha fatto perdere potere d’acquisto a tanti ignari risparmiatori, e di danni ne ha fatti tanti.
Ci sono però altri problemi gravi che stampare moneta dal nulla crea: cattiva allocazione dei capitali, innalzamento della propensione al rischio, maggiore facilità dei fenomeni di corruzione politica e poco stimolo nell’ottimizzare l’efficienza della spesa pubblica. Per descrivere tutti questi fenomeni ci vorrebbe un libro, e non lo farò quindi in questa sede. Direi però che ce n’è abbastanza per caldeggiare un cambio di rotta.
Una soluzione definitiva sarebbe quella di tornare ad un utilizzo di una moneta onesta. Una moneta che pochi oligarchi privati non possano stampare dal nulla come accade ora. Una moneta che non possa quindi essere inflazionata, in un sistema in cui gli investimenti fossero il frutto dei risparmi. Anche questo argomento meriterebbe un libro, e per essere applicabile dovrebbe essere accettata da almeno tutti i paesi più evoluti del sistema economico globale.
Una soluzione sbagliata, proposta da alcuni economisti “fuori dal coro” sarebbe quella di dare al popolo la sovranità monetaria (fin qui tutto bene) e poi stampare denaro e darlo in vario modo ai cittadini per far “girare” l’economia. Ho sintetizzato e banalizzato alcune di queste proposte perché alla fine contengono tutte un piccolo problema irrisolto: alle persone servono soldi, non lavoro, e se gli diamo prima i soldi poi chi va a lavorare ? Bisognerebbe poi tornare ad una economia pianificata, che non funziona.
In questa economia globalizzata piena di monopoli, protezionismi e paesi che inflazionano apposta la propria moneta, le soluzioni teoriche di un mercato onestamente perfetto non sono completamente applicabili. Ecco che allora l’unico modo per salvare un paese è far coincidere i confini dell’indipendenza politica-economica con i confini dello stato che si vuol salvare. Vale a dire, rendere indipendente in materia di scelte economiche il paese che si deve salvare.
Quindi come si salva un paese ?
Il debito pubblico va congelato e ristrutturato. La spesa principale di tutti i paesi in crisi è il rimborso dei debiti pregressi e il pagamento degli interessi correnti. Questa uscita di cassa non è sostenibile, bisogna posticiparla in attesa di fare un audit del debito per capire a chi è in mano e come si è venuto a creare. L’obiettivo finale è quello di ristrutturalo in termini quantitativi e temporali. Gli economisti “mainstream” grideranno alla pazzia dimenticando che alla fine in Grecia non hanno trovato soluzione migliore che questa, ma solo dopo aver compromesso irreparabilmente il paese.
Va ristabilita la sovranità monetaria. Un paese che non ha autonomia sulla propria moneta non ha autonomia politica. Nel caso dell’Italia è inevitabile l’uscita dall’Euro. O l’Europa diventa una nazione politica o l’Euro non può funzionare. Salvare l’Euro significa salvare l’Europa, non l’Italia. Salveremmo l’Europa a vantaggio della Germania e a discapito dei paesi del mediterraneo. Non ho niente contro i tedeschi, ma deve essere chiaro che questa politica comunitaria porta ad un’Europa non egualitaria, in cui solo qualcuno comanda.
Vanno tagliati i costi della politica e gli sprechi della spesa pubblica. Una volta ristabilita la sovranità monetaria non si potrà cominciare a stampare denaro per preservare questo stato corrotto e inefficiente. Si dovrà stabilire un orizzonte temporale nel quale si dovrà raggiungere il pareggio di bilancio. I dati delle amministrazioni pubbliche e i bilanci di entrate e uscite vanno resi di pubblico dominio. Vanno tagliati i privilegi e probabilmente anche i diritti acquisiti. Andrebbe poi ridotto l’apparato statale per esempio con l’abolizione delle provincie e l’accorpamento dei comuni più piccoli.
Nazionalizzare ciò che non può essere erogato in regime di libera concorrenza e liberalizzare il resto. Due attività apparentemente in contrasto, ma liberalizzare non è semplicemente privatizzare. In passato privatizzare è stato sinonimo di vendere ai privati dei monopoli, come per esempio le autostrade, questo non è liberalizzare. Va incentivato il lavoro nel settore privato riducendo le attività svolte dal settore publico, salvaguardando però i servizi di base al cittadino come la sanità e l’istruzione.
Andrebbero fatte tante altre cose, ma questo non è un manifesto politico. Non si può comunque prescindere da questi punti: congelare il debito, ristrutturarlo, ristabilire la sovranità monetaria, eliminare gli sprechi della politica e dell’amministrazione.
Qualcuno dirà che è una pazzia perché non si può uscire dall’Euro e da questo sistema globale: non è vero, tutto è possibile. Argentina, Islanda, Ecuador e altri, ognuno con percorsi diversi sono li a dimostrare che qualcosa di diverso si può fare. D’altra parte l’alternativa qual è ? Che cosa vorrebbero propinarci gli economisti “ufficiali”, quelli sponsorizzati dal grande sistema delle banche centrali ? Di sottoscrivere i debiti per generazioni future ? Per coprire l’inefficienza di questo sistema iniquo e dannoso di una moneta che non esiste ? No, grazie, preferisco vivere. Possiamo ipotecarci tutto ma non la vita, non la speranza, non il futuro.
Infine qualcuno dirà: parole, parole, soltanto parole. Si, sono parole che costituiscono delle idee, poi ci vogliono le azioni e infine arriveranno i risultati. Il processo corretto però è: idee, azioni e risultati.
Quindi bisogna partire dalle idee, e se vi sembrano balzane pensate a quanto lo sono quelle che ci hanno portato a questa situazione di bancarotta mondiale. E’ assurdo pensare di poter cambiare i risultati senza cambiare le idee che ne stanno alla base. Non vi piacciono le nuove idee perché troppo diverse ? Bene, tenetevi questo sistema e preparatevi al peggio. ma se volete veramente salvare un paese allora cominciate a pensare diversamente.
